Ricevo e pubblico una nota sull’uscita di un libro quanto mai (all’apparenza) bizzarro titolo:
“Dante per i manager. La Divina Commedia in azienda”, di Enrico Cerni, edizioni Il Sole-24 Ore, Milano, 2010
Sugli scaffali delle principali librerie italiane dal 20 luglio si trova “Dante per i manager. La Divina Commedia in azienda”, un manuale di management scritto con uno stile spumeggiante e allo stesso tempo approfondito nell’analisi di vizi e virtù delle aziende contemporanee.
Rivolto a manager e imprenditori, “Dante per i manager”, edito dalla Casa Editrice del Sole-24 Ore, è un testo originale, stimolante, curioso, che consente di ripercorrere “quel” viaggio attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso partendo da un punto di vista contemporaneo: quello delle aziende di oggi e in particolare quello dell’amministratore delegato della Divina Commedia Spa.
Il punto di vista di Enrico Cerni, già autore di testi di divulgazione dantesca, è che dietro ogni terzina di versi della Commedia si nasconda uno spunto manageriale. Tutto sta a scoprirlo, con la mente ben aperta e la volontà di ritrovare nelle aziende del XXI secolo il piacere di quel viaggio verso l’alto compiuto sette secoli fa da Dante Alighieri. Ed è così che i lettori possono cogliere suggestioni per una migliore conduzione delle loro imprese.
I pensatori contemporanei delle teorie più avanzate del management, da Howard Gardner a Gary Hamel, da Henry Mintzberg a Stephen Covey, da Tom Peters a decine di altri accademici, consulenti e guru per lo più anglosassoni, fanno capolino accanto a Ulisse, a Paolo e Francesca, al conte Ugolino e ai tanti personaggi che Dante incontra nei tre regni dell’Oltretomba. Ai lettori, indicano sulla mappa dantesca gli itinerari possibili, i luoghi da visitare e l’equipaggiamento utile nel gestire persone e risorse.
La trama del viaggio dantesco s’intreccia così con l’ordito del pensiero manageriale realizzando una tela a maglie fitte che dall’inizio alla fine del manuale tiene il lettore incollato al testo, nel desiderio di scoprire quale sarà la trovata gestionale successiva. Il traghettatore Caronte diventa così metafora del leader dallo stile direttivo e autoritario, Minosse è un arcigno recruiting manager mentre Virgilio e Beatrice vestono i panni del mentor, il Purgatorio si rivela il regno degli interinali, dove le anime “a tempo” scontano le loro pene e dove la superbia diventa autoesaltazione, l’accidia si trasforma in demotivazione e la gola è analizzata come fame di incarichi. Meta finale resta il Paradiso, il regno delle virtù aziendali e delle anime dei beati che sono indicati quali modelli di comportamento, medievale e contemporaneo.
Il filo conduttore dell’intera narrazione è il desiderio di eccellenza, la sbuffante insoddisfazione per lo status quo e al contempo la ricerca costante dell’innovazione, dello sviluppo e del cambiamento, nell’anelito all’amor che move il cielo e l’altre stelle.
Con “Dante per i manager. La Divina Commedia in azienda” si aggiunge così un ulteriore tassello alla sterminata produzione di testi finalizzati alla divulgazione dell’opera dell’autore fiorentino, che vedono in Roberto Benigni e in Vittorio Sermonti due tra i più noti fautori della conoscenza del poeta e del suo successo contemporaneo. Il sito www.danteforlife.it consente di acquisire quante più informazioni sul libro “Dante per i manager” oltre che spunti per amare Dante e la Divina Commedia in ogni fase dell’esistenza.
Caratteristiche dell’opera
Editore: Il Sole-24 Ore, Milano
Prima edizione: luglio 2010
Pagine: 160
Prezzo: € 19,00
Codice: 25148
ISBN: 978-88-6345-148-1
Per i più curiosi, qualche assaggio dal libro. Un consiglio preliminare: visitare il sito www.danteforlife.it prima di andare in libreria.
Dal Thinking Big al Thinking High
Tutte le teorie (e le pratiche) del Thinking Big sono già in lui. Con una differenza: l’approdo al big, analizzato secondo l’angolazione prospettica del poeta, è sì importante ma non sufficiente. A Dante non basta pensare in grande. L’enorme lente d’ingrandimento che David Schwartz suggerisce di utilizzare è uno strumento che a Dante piace. Ma percepisce che questo tool è privo di qualcosa. Per il poeta è stato possibile compiere un passo in più.
Andando alla ricerca dell’eccellenza, l’autore della Commedia ha puntato al Grande per arrivare all’Alto. Alto come il Paradiso, come la Candida Rosa. Alto come i canti musicali che possiamo ascoltare nella terza cantica. Alto e profondo come lo stupore che ci lascia a bocca aperta quando leggiamo i suoi sonetti o quando rinnoviamo noi stessi leggendo la Vita nova.
Ecco, quindi, la nuova visuale, il nuovo punto di vista, la nuova occasione di profondità: puntare in Alto può diventare – per tutti noi – un Fine. Il Fine. Proprio come lo è stato per lui.
Intimità con i suoi clienti
Dante, nei secoli, è riuscito a creare un rilevante clima di intimacy con il suo pubblico, con i suoi clienti. Ha conquistato seguaci. Ha creato con i lettori un legame tanto profondo da essersi fatto chiamare dalla Storia per nome di battesimo.
Tutta l’Italia è disseminata di vie, strade, scuole, centri culturali e piazze dedicate al poeta ma anche nel resto del mondo si incontrano Dante street o rue D. Alighieri, con l’accento sulla ultima i. E l’evidenza di intimità con gli amministratori pubblici contemporanei è così forte che alcune di queste strade sono addirittura per A. Dante…
Il cognome diventa abbreviato a testimonianza che Dante è Dante. E Shakespeare – sia pur lodato il drammaturgo inglese – non è Willy.
Leaders are readers
Dante legge, eccome se legge: leaders are readers! Studia, studia; scrive, scrive. Fin da ragazzo. Convinto che il successo sia dato al 90 % dalla traspirazione, cioè dalla fatica. E prende spunto da vari maestri che lo conducono attraverso percorsi di educazione retorico-grammaticale (communication training del tempo), filosofico-letteraria, filosofico-teologica. Tra questi maestri apprezzati dal sommo, spicca il manager-divulgatore Brunetto Latini.
Da dove: l’arte di chi parte (bene)
Quali le fonti di ispirazione di Dante? Da dove parte? Per il proprio corporate storytelling, trae spunto sia dalla conoscenza dei sette peccati capitali (nei termini del knowledge cristiano) sia da un libro, l’Etica Nicomachea, scritto da Aristotele, filosofo greco vissuto nel IV secolo avanti Cristo. Quel libro in cui il filosofo greco descrive le virtù come quelle cose che stanno in mezzo: tra gli opposti estremi del temerario e del codardo c’è colui che sa difendersi.
Secondo Serge Latouche, filosofo francese autore dell”’Invenzione dell’economia”, oltreché di una serie di saggi sulla decrescita serena, l’”Etica Nicomachea” rappresenta una prima riflessione organica sul valore e sui prezzi e cioè sul “cuore stesso dell’economia”. Dante mescola insieme questi elementi e il risultato è lo scenario che ci apprestiamo a visitare. Uno scenario fantastico e innovativo ma strutturato sulla base di un concretissimo business plan.
La selva oscura, il Tipping Point e l’azione
Nel mezzo del cammin di nostra vita,
mi ritrovai per una selva oscura
che la diritta via era smarrita.
Chi dirige un gruppo di persone o un’azienda sa che aver smarrito la “diritta via” può essere causato da due tipi di mancanze. La più grave per il manager? L’assenza di una meta, ossia di un obiettivo chiaro e delineato cui protendere (di una vision). La lucidità (lucidità è lux, luce, opposta all’oscurità della selva) nel ri-conoscere gli obiettivi da raggiungere è la chiave di volta di qualunque posizione di guida. La seconda possibile mancanza, da guardare con maggior benevolenza rispetto alla prima ma ugualmente minacciosa, è la non conoscenza del percorso per raggiungere gli obiettivi noti. In questo contesto, la meta è conosciuta, delineato il punto di arrivo; ignoto resta come arrivare fino a lì, dove imboccare la strada che conduce alla soluzione, quale sentiero seguire.
Tips for trips: il mentor Virgilio
Ognuno segue dei modelli e la maggior parte degli individui lo fa a livello inconscio, senza rendersene conto, bombardata e “massaggiata” (come ci insegnava Mc Luhan tanti decenni fa) dal contesto nel quale vive. Se riusciamo a scegliere, scegliere per davvero, le persone che ci sappiano motivare e che ci possano aiutare, acquisteremo il controllo del nostro destino. Una delle più straordinarie ricchezze della vita consiste nel disporre di mentori personali. Maestri con i quali confrontarsi. Maestri da studiare. Maestri da imitare in ogni loro comportamento. E Dante, da questo punto di vista, che ha fatto? Ebbene, si è scelto, quale mentore, il top dei top del suo tempo: Virgilio, vissuto tredici secoli prima ma ancora ben risonante nel Medioevo.
Francesca, guru della comunicazione emozionale
Qui tutto inizia con un contratto. Sì, un contratto stipulato da due big corporations, quella dei da Polenta, signori di Ravenna, e quella dei Malatesta, signori di Rimini. Era poco dopo il 1275 (Dante-autore aveva quindi una decina d’anni quando l’atto negoziale tra le famiglie viene realmente sottoscritto).
Entrambe queste legal entities romagnole si spartivano il mercato della riviera, facendo affari ciascuna nel proprio territorio e impegnandosi in politica quel tanto che serviva per ottenere una buona copertura da parte del papato: guelfe entrambe le imprese familiari.
Forse per mettere fine ad antichi rancori di business, i da Polenta e i Malatesta si accordano per un’alleanza di comodo: un matrimonio che consenta di dare continuità al patrimonio e di conseguenza il rafforzamento del conto economico di entrambe.
Nell tratto finale, l’inno alla Vergine
Nell’Empireo tratteggiato nel best seller dantesco tutto ruota attorno al concetto di ineffabile, di inesprimibile. Le parole non sono più idonee a descrivere. Le parole non bastano. Nella società dell’ipercomunicazione, il loro valore è nullo. Qualunque racconto perde di efficacia di fronte alla straordinaria maestosità dell’esperienza (mistica) che il poeta ha il privilegio di sperimentare.
È così anche per il management. Qualunque libro, qualunque caso raccontato, qualunque descrizione non potrà mai trasmettere niente dell’esperienza diretta della gestione: ancora una volta, significar per verba non si porria. Ancora una volta, non ci resta che provare e riprovare. Commettere errori per cercare stimoli al miglioramento, frequentare persone e personaggi, chiedere, interrogare, domandare ad ogni passo, ringraziare di cuore, lavorare e rimboccarsi le maniche, agire, sono l’unico modo per crescere e per innovare.
L’unica strada che porta all’amor che move il sole e l’altre stelle.